{"product_id":"esilio-confessioni-illiriche-tra-dalmazia-e-bosnia","title":"Esilio. Confessioni illiriche tra Dalmazia e Bosnia","description":"\u003cp\u003e\u003cspan style=\"color: rgb(32, 32, 32);\"\u003e\u003cstrong\u003eDettagli prodotto :\u003c\/strong\u003e\u003c\/span\u003e\u003c\/p\u003e\n\u003cul\u003e\n\u003cli style=\"color: rgb(32, 32, 32);\"\u003e\u003cspan style=\"color: rgb(32, 32, 32);\"\u003e\u003cstrong\u003eISBN\u003c\/strong\u003e: 9788804397830\u003c\/span\u003e\u003c\/li\u003e\n\u003cli style=\"color: rgb(32, 32, 32);\"\u003e\u003cspan style=\"color: rgb(32, 32, 32);\"\u003e\u003cstrong\u003eEDITORE\u003c\/strong\u003e: Mondadori\u003c\/span\u003e\u003c\/li\u003e\n\u003cli style=\"color: rgb(32, 32, 32);\"\u003e\u003cspan style=\"color: rgb(32, 32, 32);\"\u003e\u003cstrong\u003eAUTORE\u003c\/strong\u003e: Enzo Bettiza\u003c\/span\u003e\u003c\/li\u003e\n\u003cli style=\"color: rgb(32, 32, 32);\"\u003e\u003cspan style=\"color: rgb(32, 32, 32);\"\u003e\u003cstrong\u003eANNO DI PUBBLICAZIONE\u003c\/strong\u003e: 1996\u003c\/span\u003e\u003c\/li\u003e\n\u003cli style=\"color: rgb(32, 32, 32);\"\u003e\u003cspan style=\"color: rgb(32, 32, 32);\"\u003e\u003cb\u003eCOLLANA\u003c\/b\u003e: Varia\u003c\/span\u003e\u003c\/li\u003e\n\u003c\/ul\u003e\n\u003cp\u003e\u003cspan style=\"color: rgb(32, 32, 32);\"\u003ePagine 470 - copertina rigida con sovracoperta (con lievi tracce di polvere).\u003c\/span\u003e\u003cbr\u003e\u003cspan style=\"color: rgb(32, 32, 32);\"\u003eLibro in buone condizioni.\u003c\/span\u003e\u003cbr\u003e\u003cspan style=\"color: rgb(32, 32, 32);\"\u003eVincitore del Premio Campiello edizione 1996.\u003c\/span\u003e\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003e\u003cspan style=\"color: rgb(32, 32, 32);\"\u003e«Giunto alla conclusione, m'accorgo di aver scritto qualcosa di diverso da quello che mi ripromettevo di scrivere nel settembre di un anno fa, al momento dell'inizio. La guerra si trovava allora più che mai al centro della mia attenzione. Era stata la guerra a spingermi alla stesura di un libro conciso, imperniato con una certa aggressività polemica sugli eventi e sui drammi bellici postjugoslavi. L'intenzione originaria si è poi smarrita per una selva più oscura e più aggrovigliata. La memoria ha soverchiato la cronaca per impulso proprio. L'involontaria autobiografia che ne è uscita, e che forse potrà servire al lettore da guida alla comprensione dell'interminabile tragedia balcanica, si dirama lungo quattro percorsi fra loro intrecciati. Il percorso d'avvio, la tragedia nuovamente all'opera, agisce come un detonatore discreto: una miccia trasversale che alimenta continuamente, con le sue combustioni quasi sotterranee, l'esplosione a catena dei ricordi scagliandoli all'indietro, attraverso due secoli, dal 1995 fino all'epopea dell'Illiria napoleonica. Il secondo percorso è legato al tema dell'esilio che dà il titolo al libro. L'esilio è simile a una lebbra leggera, gassosa, che, con un logorio diluito nel tempo, sfigura e corrompe a poco a poco l'organo della memoria. Dai fondacci della memoria riesce a malapena a riemergere, ogni tanto, qualche falena bruciacchiata: spezzoni di fisionomie, di voci, di paesaggi, una volta completi e intensi come la vita che li aveva creati e nutriti prima di abbandonarli. Il terzo percorso è l'autobiografia della mia famiglia al dilà della mia persona. Adesso, a operazione finita, mi rendo conto che il libro contiene anche una piccola saga svoltasi in un mondo, la Dalmazia antica, cancellato per sempre dalla carta spirituale più che geografica dell'Europa, come la Prussia orientale della contessa von Dönhoff, la Bucovina di von Rezzori, la Lituania di Milosz, la Galizia di Roth. Infine, quarto e ultimo percorso: la saga di una città. Soltanto con lo scoppio di quest'ultima guerra Spalato è uscita dal limbo edonistico delle notizie per pochi, ed è diventata notizia corrente. Ormai non c'è giorno che il suo nome non compaia nei giornali accanto a quello di Sarajevo. Non che la sua precedente fama non fosse abbastanza consolidata. Ma era pur sempre una fama marginale, discreta, un po' criptica. Già Shakespeare nel 1601 la nominava, quasi insinuante, in modo sghembo e crepuscolare: \"Che Paese è mai questo? Questa è l'Illiria... E adesso, andremo a vedere le antiche rovine illiriche? Ci andremo domani, signore, ora dobbiamo trovare una locanda. Potremo trovarla più tardi, non sono per niente stanco; la notte non è ancora così vicina; la prego di guidarci ad ammirare i monumenti che hanno magnificato codesta strana città\".»\u003c\/span\u003e\u003c\/p\u003e","brand":"Mondadori","offers":[{"title":"Default Title","offer_id":58946104131928,"sku":null,"price":8.0,"currency_code":"EUR","in_stock":true}],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0601\/9858\/4472\/files\/Esilio.ConfessioniillirichetraDalmaziaeBosnia-EnzoBettiza_1.jpg?v=1793118622","url":"https:\/\/libreriabiellese.com\/products\/esilio-confessioni-illiriche-tra-dalmazia-e-bosnia","provider":"Libreria Biellese","version":"1.0","type":"link"}