Gli italiani - Luigi Barzini - Mondadori (Le Scie)
Gli italiani - Luigi Barzini - Mondadori (Le Scie)
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EDITORE: Mondadori
- AUTORE: Luigi Barzini
- ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1966
- COLLANA: Le Scie
Pagine 435 - copertina rigida con sovraccoperta.
Libro in più che buone condizioni con cofanetto in cartoncino.
Chi siamo, noi italiani? Come siamo, in realtà? E perché siamo a quel modo? In che siamo diversi dagli altri popoli? Non è un argomento facile, specie per chi si ritrovi, anche lui, italiano. Eppure sono domande alle quali non è più permesso sottrarci. Le risposte interessano anche il resto del mondo. L'Italia sta diventando un punto di riferimento morale, una pietra di paragone. Per la prima volta in decenni, forse in secoli, molti stranieri ci guardano con indulgenza, benevolenza, perfino ammirazione. Alcuni ci invidiano e ci imitano. Siamo cambiati noi o sono cambiati loro? I nostri vizi sono forse diventati virtù che bisogna ad ogni costo adottare nel mondo d'oggi? Che le risposte riguardino tutti i contemporanei (e non solo noi) è dimostrato dal successo del libro. Scritto in inglese, su ordine di un editore americano, per un pubblico ristretto di specialisti « italianizants», è rimasto nella lista dei best sellers per più di quaranta settimane. È diventato best seller anche sul mercato britannico. È stato tradotto e verrà tradotto in tutte le principali lingue. Non è (come Barzini ha fatto notare) una storia d'Italia, né degli italiani, né del genio nazionale: è un saggio, una prova, un tentativo di inventariare vizi e virtù, trionfi e sciagure, e le loro probabili cause. Non si tratta di lavare i panni sporchi in famiglia. Prima di tutto non ci sono panni sporchi da lavare, e poi la famiglia si è ormai allargata a tutta Europa con gli Stati Uniti aggiunti. E come siamo? Vediamolo. Subito ci si trova davanti a due Italie, quella della civiltà immortale, e quella delle sciagure nazionali; quella della cultura, e quella dell'analfabetismo, della miseria, delle sconfitte, delle vergogne, delle catastrofi. Due Italie? Forse ve n'è anche una terza, quella che amano i turisti, l'Italia del fatal charm che le attribuiva Byron. Se però guardi dietro le scene, se arrivi a conoscere a fondo questi italiani svelti, disincantati, furbi, goderecci, allora ti accorgi della loro paziente melanconia, della rassegnazione, e della forza d'animo necessarie per sopportare stoicamente i loro mali eterni, e delle tristi armi che impiegano per difendersene. E allora? Barzini lavora di grosso e di fino, seguendo una sua traccia precisa, e sempre senza dimenticare di essere italiano anche lui. Ma il suo occhio è fisso al passato, alla ricerca delle ragioni prime che ci hanno costretto a comportarci a quel modo. L'analisi di Barzini è fatta da giornalista che conosce la storia, la psicologia, la sociologia, oppure da studioso che conosce l'arte di esporre del grande giornalista. I ritratti che segnano i passaggi obbligati (Cola di Rienzo, Mussolini, Cagliostro, Guicciardini...) lasciano il segno. Gli argomenti sviscerano tutto ciò che spesso preferiamo lasciare in sospeso. Le conclusioni? Tra le altre, queste. Il vuoto di potere, di cui la sconfitta di Fornovo (1495) fu il segno palese, è stato riempito dalla Chiesa e dall'Impero; il trauma che ha impresso al carattere nazionale la sua forma definitiva è il sacco di Roma, la punizione divina per i peccati degli italiani, la distruzione del loro antico orgoglio. Nasce, nell'umiliazione, come compenso, consolazione, rivalsa, sfida agli stranieri, la piú ardita e spavalda e drammatica e patetica invenzione italiana, il Barocco. Per Barzini, infatti, la nascita dell'italiano moderno coincide con quella del Barocco, un modo di pensare, di vivere, di inventare, di fare che rischia di diventare perenne. È un'idea di gran fondo e non cosí semplice come potrebbe apparire. Il ritratto che egli ci dà degli italiani, in ogni modo, è un ritratto in movimento, che conseguentemente si serve, per approfondire, di una tecnica a sua volta barocca, cioè drammatica, mai ferma, continuamente in tensione.
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