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Il getto delle arance nel Carnevale di Ivrea - Società Accademica di Storia ed Arte Canavesana

Il getto delle arance nel Carnevale di Ivrea - Società Accademica di Storia ed Arte Canavesana

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Dettagli prodotto :

  • EDITORE: Tipografia Ferraro - Società Accademica di Storia ed Arte Canavesana
  • AUTORE: Gabriella Gianotti - Franco Quaccia
  • ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1986
  • COLLANA: Studi e Documenti - IX

Prefazione di Gian Savino Pene Vidari.
Pagine 200 - con 28 pagine di fotografie in bianco e nero fuori testo.
Copertina morbida con risvolti.
Libro in più che buone condizioni.

Dalla prefazione:
Franco Quaccia, che con altri studi si era già soffermato sulla storia del Carnevale d’Ivrea, si impegna ora con Gabriella Gianotti per districarsi acutamente nel labirinto delle interpretazioni generali del carnevale, e per applicarne le osservazioni al Carnevale d’Ivrea. Questo, nel corso della sua più che centocinquantenaria storia, è venuto prendendo aspetti, significati e coloriture diverse: il momento oggi più vivo ed appariscente è la battaglia delle arance. Ad essa i due autori dedicano molta della loro attenzione, concentrata su due filoni: quale può essere la spiegazione delle «battaglie» presenti, quale può essere la loro origine storica.
La prima parte del libro si snoda a ricercare la matrice del carnevale, e in esso di quella bellicosità, che trova nell’attuale battaglia delle arance eporediese una delle maggiori espressioni. La seconda parte intende documentare, sulla base delle testimonianze coeve, le caratteristiche via via assunte dalla «battaglia»: le origini possono essere fondatamente fatte risalire agli anni ’30-’40 del secolo scorso, nel clima del Piemonte carloalbertino, segnato ormai da un alone di romantica ricerca anche dell’esotico e del fantastico.
Le arance dell’epoca non dovevano essere quelle meridionali, richiamate dai divieti del carnevale di Palermo; piuttosto, erano quelle del Nizzardo, ancora legato allo Stato sabaudo e perciò ben più facilmente accessibili. Esse potevano però comunque rappresentare un indubbio fenomeno di esotismo rispetto ad altri frutti facilmente reperibili in zona (con cui probabilmente si erano iniziati i lanci) e pure un ideale collegamento con quegli ambienti dell’élite del tempo, che proprio in questi anni avevano scoperto le dolcezze dell’inverno della Costa Azzurra ed avevano occasione di celebrare i primi fastosi carnevali di Nizza...
L’élite eporediese non si muoveva dalla sua città, ma da un lato si sentiva in grado di vivere anch’essa il suo carnevale, come faceva in Nizza il bel mondo del tempo, dall’altro si differenziava da tutti coloro che non potevano permettersi di lanciare (e sprecare) arance... Dal getto, più o meno gentile, certo élitario, dell’arancia da balconi e carri nel giro di non molto tempo si dovette passare a lanci più sostenuti e violenti, tanto che negli anni immediatamente successivi alla metà dell’Ottocento già sono documentati i divieti «di gettare aranci od altro simile con veemenza»: contro la stessa volontà delle autorità preposte al Carnevale eporediese è ormai nata, per non dire quasi consolidata, la «battaglia delle arance».
Il Carnevale d’Ivrea non è rimasto lo stesso nel tempo, anche se i mutamenti via via intervenuti possono essere sfuggiti a chi li viveva anno dopo anno.
Nella seconda parte del libro gli autori, grazie ad un paziente ed attento lavoro di spoglio delle testimonianze dirette attraverso un secolo (1840-1940), ricostruiscono e commentano sulla base delle fonti coeve le trasformazioni intervenute nel Carnevale eporediese e le interpretazioni che via via se ne sono date. Il collage delle diverse voci, specie giornalistiche, riesce a fornire al lettore un quadro vivo e penetrante dell’evoluzione del Carnevale eporediese, i cui «riti» si richiamano al passato, ma non sono certo immobili nel tempo. È la più chiara dimostrazione che il Carnevale d’Ivrea, «storico» ormai anche solo per la sua ascendenza, ha saputo venir mutando col tempo, spostando interessi e significati quasi in armonia con gli ideali e gli stimoli della vita eporediese: lo «storico» Carnevale non solo sa rinnovarsi ma è vita, ed è specchio di vita contemporanea.
Gian Savino Pene Vidari

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