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L'America ricorre in appello. Il Rapporto Warren ha sbaglato? - Mark Lane - Mondadori

L'America ricorre in appello. Il Rapporto Warren ha sbaglato? - Mark Lane - Mondadori

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Dettagli prodotto :
  • EDITORE: Mondadori
  • AUTORE: Mark Lane
  • ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1967
  • COLLANA: Le Scie

1° edizione gennaio 1967.
Pagine 471 - con 42 illustrazioni fuori testo.
Libro in ottime condizioni con cofanetto in cartoncino.

Chi ha ucciso il presidente? Il 22 novembre 1963, subito dopo l'assassinio di Kennedy tutta l'America entrò in stato di furore. Protagonista assoluto ne divenne di lí a poco l'uccisore del presunto assassino: Jack Rubenstein detto Ruby, giustiziere senza giustizia, vendicatore non autorizzato (o autorizzato?), oggi morto in prigione, di cancro. Ma Ruby aveva ucciso un assassino o aveva tolto di mezzo un «perfetto capro espia-torio»? L'interrogativo, di fronte al «giudica e manda» della Commissione Warren, che lo ignorò, diede esca a nuovo furore. E questo libro non sarebbe stato scritto senza quelle due ondate di furore. Per metterlo insieme, indagine su indagine, Mark Lane ha chiuso il suo studio di avvocato, ha fondato un Comitato Investigativo di cittadini, si è offerto (premurosamente rifiutato dalla Commissione) come difensore del defunto Lee Oswald: ha lavorato insomma, a proprio rischio e pericolo, al di sotto e al di sopra di quello che era il verdetto della Giustizia. Chi è Mark Lane? Americano di ceppo ebraico, trentanovenne, penalista, democratico in politica, egli si è già battuto - col pieno appoggio del presidente Kennedy - per l'abolizione della pena di morte nello stato di New York. La battaglia che ha ingaggiato adesso, però, è assai più rischiosa. E la vincerà solo se gli Stati Uniti, nella persona del presidente della Commissione, il giudice Earl Warren, si convinceranno che a chieder conto del loro operato sarà la storia, non la cronaca. Che cosa sostiene infatti Mark Lane? Che le indagini sono state condotte con leggerezza e dilettantismo: tanto da legittimare il dubbio che sotto vi sia ben altro che leggerezza e dilettantismo. Quali sono i punti su cui egli lancia il suo j'accuse? Principalmente uno: la prevenzione nei riguardi dell'imputato. Prevenzione che ha dato l'avvio a una specie di reazione a catena a tutto danno della corretta interpretazione dei fatti. La prova? Una lettura del Rapporto Warren ci mette di fronte a una sorta di sipario tra le testimonianze a favore di Oswald e quelle contro Oswald. Per cui il rifiuto sistematico delle prime induce fatalmente all'accettazione non meno sistematica delle seconde. Da qui una conseguenza lampante: la Presunzione che tiene banco al posto della Verità: un tipo di indagine a «obiettivo fisso» che impedisce la libera circolazione di tutti i dati oggettivi. E questo significa: prove «mutilate», prove «eliminate», fiducia preventiva nei riguardi di troppe testimonianze «indirette», confronti tutt'altro che corretti, identificazioni «mistiche», ricostruzioni prive di ogni garanzia, eccetera. Lane d'altro canto, non punta sull'innocenza di Lee Oswald. La sua idea è invece che ci si trovi di fronte a un delitto organizzato del quale non si è ancora trovato il movente. Un delitto su cui la Storia pretende si ricominci a indagare da zero: per un verdetto che non lasci macchie di alcun genere sulla coscienza civile della nazione.

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