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Rivarolo la mia città - Franco Sacconier - Pheljna, Edizioni d'Arte

Rivarolo la mia città - Franco Sacconier - Pheljna, Edizioni d'Arte

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Dettagli prodotto :

  • EDITORE: Pheljna, Edizioni d'Arte E Suggestione
  • AUTORE: Riccardo Poletto (testo Di) - Franco Sacconier (fotografie Di)
  • ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1992
  • COLLANA: Memoria

76 fotografie a colori.
Testo in italiano ed inglese.
Copertina rigida con sovraccoperta.
Libro in più che buone condizioni.

Quando un Rivarolese parla della propria città oscilla spesso tra due sentimenti opposti: da un lato un senso dolce amaro di rimpianto per un passato di mitica serenità e tranquillità, di dignitosa semplicità, di un modesto tenore di vita, il tutto arricchito da laboriosità, specchiate virtù civiche e onestà; dall’altro un legittimo orgoglio per la città di oggi, fiorente, rumorosa, a volte caotica e convulsa, pulsante di attività e di idee, considerata un po’ la capitale di questa parte del Canavese. Sono, probabilmente, i sentimenti che provano anche gli abitanti di altri paesi e città che, in questo dopoguerra, hanno vissuto una stagione di sviluppo più o meno ordinato, ma in queste cose ciascuno è portato a privilegiare, anzi a vedere soltanto il proprio «particulare». Dicevano gli antichi che ad ogni giorno basta il suo affanno e, sicuramente, quando l’aristocratico profilo di Rivarolo verso l’Orco, non portava ancora i segni dei tempi moderni e sulle spallette del ponte della Bottaria sedevano i «biautagambe», altri problemi e difficoltà affliggevano i rivarolesi di allora che, a loro volta, volgevano, con rimpianto o brontolando, il pensiero ai tempi precedenti. Nella storia di Rivarolo non esiste l’età dell’oro, il periodo di grande fioritura cui guardare con nostalgia, commiserando la successiva decadenza. Per caso o per fortuna la storia della nostra città è un progredire ora più veloce ora più lento, un voler essere a tutti i costi al passo con i tempi, talvolta a rimorchio e talvolta anche davanti agli altri.
La storia di Rivarolo, almeno quella ufficiale e documentata, comincia nell’anno 1000, questa la data del primo documento scritto; i nostri avi ritennero questa data troppo recente e, confortati da alcuni ritrovamenti archeologici, lessero nel reticolo regolare di vie rigorosamente parallele e perpendicolari, l’impianto di un accampamento romano diventato centro abitato. In realtà la struttura urbanistica del centro storico è dovuta agli interventi del XVIII e XIX secolo, quando, sull’esempio di Torino che, per volere dei Savoia, diventati Re di Sardegna, si espandeva in quartieri ordinati e geometrici, i reggenti della Comunità di Rivarolo vollero modificare l’aspetto del borgo, perseguendo, in modo quasi maniacale, il rettilineamento delle vie e delle facciate delle case.
Ci fu, certamente, un insediamento romano da cui trae origine la nostra città, ma era localizzato, con ogni probabilità, dove oggi sorge il cimitero. In quella zona, infatti, nel XVIII e XIX secolo furono trovati la maggior parte dei reperti archeologici di epoca romana, poi andati dispersi; sempre lì sorse la prima Pievania di Rivarolo dedicata a San Cassiano. Nel borgo medioevale sorse invece, prima dell’anno 1000, la Parrocchia di San Michele, donata dal Conte Guidone nel 1143 alla Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Ritornò alla Diocesi di Ivrea nel 1480...

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