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Zemlya Frantsa Josifa. Sulla rotta della «Stella Polare» alla riscoperta della terra di Francesco Giuseppe

Zemlya Frantsa Josifa. Sulla rotta della «Stella Polare» alla riscoperta della terra di Francesco Giuseppe

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Dettagli prodotto :

  • ISBN: 9788839580504
  • EDITORE: Gribaudo
  • AUTORE: Associazione Grande Nord - Leumann
  • ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1995

Pagine 184 - fotografie a colori.
Copertina rigida con sovraccoperta.
Libro in più che buone condizioni (è però presente una dedica di Franco Giardini, uno degli Autori, nella seconda pagina dopo la copertina).

Emozioni. Era il 30 agosto 1873. Julius von Payer e Karl Weyprecht avevano scoperto l’Arcipelago Francesco Giuseppe, così battezzato in onore del loro imperatore. Con emozione innalzarono la bandiera austriaca nell’isola di Wilczek, piantandola sopra un cumulo di sassi disposti a forma di piramide. Dal 1929 appartiene alla Russia, quando gli esploratori e scienziati sovietici Rudolf Lasarevic Samoilovich e Otto Schmidt raggiunsero l’Arcipelago, con il rompighiaccio Sedov, per impiantarvi una stazione meteorologica. Samoilovich e Schmidt issarono, con il cuore carico di eccitazione, la bandiera rossa con falce e martello a Capo Flora.
Le esplorazioni sono un continuo susseguirsi di simili emozioni, che rendono l’essere umano al centro del mistero della vita. Tali sentimenti fuoriescono da questo nuovo libro dell’Associazione Grande Nord che emana ed infonde vive impressioni. Il lettore, infatti, viene rapito fin dalle prime pagine quando, per esempio, intuisce il grande segreto dei componenti di questa particolarissima équipe di esploratori moderni; li unisce una salda amicizia che rende compatto il gruppo, dove non esistono «capi», ma dove tutti hanno delle funzioni di vitale importanza per il buon esito delle spedizioni.
Le emozioni derivano dalle difficoltà ambientali che hanno dovuto affrontare ma che, con pazienza e professionalità, hanno sempre superato.
La loro avventura artica però non è risultata fine a se stessa, ha avuto uno straordinario epilogo con quanto è stato portato in patria.
Non mi riferisco alle pur preziose ricerche scientifiche, come quella «di raccogliere e campionare il maggior numero possibile di specie di fiori, che verranno confrontate con analoghe riportate dalla Spedizione del Duca degli Abruzzi e tuttora conservate all’Orto Botanico di Torino», che sono di pertinenza di specialisti; bensì agli straordinari reperti trovati dai sei ardimentosi uomini arancioni che hanno individuato i resti dei campi degli esploratori che li hanno preceduti alla fine dell’Ottocento e nei primi anni di questo secolo. Ritrovamenti eccezionali se si considera che il sovietico Ivan Dmitrijevic Papanin nel 1936, per ordine tassativo di Stalin, distrusse le tracce delle spedizioni occidentali. Invece qualcosa era ancora rimasto!
Attualmente questi oggetti, dagli zoccoli da marinaio alle casse della Stella Polare, dagli scarponi ai frammenti di piatti in alluminio, dalle pagine di un libro ad un lembo di tendone per lo sverno con vari picchetti, sono patrimonio sia del Museo Nazionale della Montagna «Duca degli Abruzzi» di Torino sia del Museo dell’Istituto Geografico Polare «Silvio Zavatti» di Fermo.
Chi scrive ha visto e toccato questi reperti storici e ha provato una grande emozione. La «febbre» dell’Artico ha colpito ancora una volta.
Manlio Bonati

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