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Cristoforo Colombo. Il diario del primo viaggio - Editoriale Del Drago

Cristoforo Colombo. Il diario del primo viaggio - Editoriale Del Drago

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Dettagli prodotto :

  • EDITORE: Editoriale Del Drago
  • AUTORE: Martin Fernandez De Navarrete
  • ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1992

Pagine 64 - copertina rigida.
Libro in più che buone condizioni.

Il testo qui presentato è conforme all’edizione del 1864 del Diario di bordo di Cristoforo Colombo stampata a Lione dalla Lipografia di Th. Lépagnez e deriva direttamente dall’edizione spagnola del 1825 di Martin Fernandez de Navarrete.
La storia del manoscritto del Diario di bordo e delle sue edizioni è quanto mai complessa e affascinante, Compilato quotidianamente dall’Ammiraglio, ricchissimo di notizie relative alle rotte, alle distanze percorse, alla flora e alla fauna, nonché di appunti personali su speranze e delusioni, venne consegnato da Colombo stesso ai Sovrani dopo lo sbarco del primo viaggio.
Si tratta indubbiamente di un documento riservatissimo per i dati e le notizie contenuti che, se divulgati, avrebbero senz’altro complicato le già delicate trattative in corso tra il Portogallo e la Spagna per il dominio delle nuove terre scoperte.
Del manoscritto, inizialmente conservato gelosamente negli archivi reali, furono fatte delle copie dagli scrivani di corte, e probabilmente è proprio qui che hanno avuto inizio le alterazioni dei contenuti, non si sa se dovute a motivi politici o soltanto a banali disattenzioni degli amanuensi nel copiare.
E’ certo comunque che delle modifiche, in queste prime copie, ci siano state. Bartolomeo de Las Casas, vescovo domenicano di Chiapas nel Guatemala, amico della famiglia Colombo, era figlio di un compagno di viaggio di Colombo, consultò, per la ricostruzione del primo viaggio, proprio una di queste copie unitamente ad altri documenti e carte in possesso della famiglia. Non si sa se Las Casas ebbe la possibilità di confrontare anche l’originale manoscritto, ne se fece lui stesso il lavoro di revisione o se si sia avvalso di collaboratori. Certo è che riprodusse il testo in base alle sue esigenze e ai suoi interessi: diede particolare risalto ad alcune note riguardanti la prospettiva di ricchezza, la mansuetudine o la possibilità di conversione degli indigeni o comunque, più in generale, sottolineò i vantaggi che si sarebbero ottenuti dalla colonizzazione delle nuove terre, mentre invece trascurò altri temi che gli parevano meno interessanti.
Nel frattempo, a causa del trasferimento degli archivi reali o forse semplicemente per incuria e trascuratezza, l’originale andò perduto. Fernando Colombo, per la stesura delle sue Historie lavorò parallelamente a Las Casas, probabilmente su un’altra delle copie regie (nel senso che era una di quelle fatte dagli scrivani di corte) arrivando tuttavia a dei risultati alquanto diversi da quelli di Las Casas come dimostrano alcuni passi che nella trascrizione del primo non compaiono,
Solo dalla lettura e dal confronto delle due, diciamo così, edizioni, si può arrivare ad una ricostruzione abbastanza fedele dell’originale.
Il diario rimase poi per circa due secoli sconosciuto ai più e solo nel 1791, Martin Fernandez de Navarrete si rimise al lavoro per riuscire a pubblicarlo nel 1825 nella Coleccion de los viajes y descubrimientos que hicieron por mar los españoles.
Anche questa trascrizione non è ovviamente, vista la lontananza che la separa dall’originale, esente da errori e inesattezze, ma ciò che importa è, sostanzialmente, il nucleo del diario in cui emerge non solo un resoconto interessantissimo di fatti e di luoghi, ma soprattutto un Cristoforo Colombo testimone eccezionale dell’impresa da lui stesso pensata e guidata. Sulla base di questa trascrizione del Navarrete vennero effettuate traduzioni in varie lingue tra le quali anche l’italiano; precedente a questa è da ricordare quella di Prato del 1840 che comunque risulta senz’altro meno valida di quella da noi scelta.
Il lavoro del Navarrete si può considerare senz’altro meritevole per la diligenza con cui lo studioso operò: si avvalse infatti, come dichiara lui stesso, anche dell’aiuto del Capo dei cosmografi delle Indie, don Giovanni Battista Muñoz e confrontò sempre attentamente l’edizione di Las Casas contemporaneamente ad un’altra di poco posteriore, anonima, conservata sempre negli archivi reali.
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