Il Vittoriale degli italiani. Guida alla visita
Il Vittoriale degli italiani. Guida alla visita
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- EDITORE: Il Vittoriale Degli Italiani/sovrintendenza - Mondadori
- AUTORE: Emilio Mariano
- ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1970
Pagine 96 - fotografie a colori.
Copertina morbida.
Libro in più che buone condizioni.
«Prendo possesso di questa terra votiva che m’è data in sorte: e qui pongo i segni che recai meco, le mute potenze che qui mi condussero».
Con queste parole degne di un eroe antico reduce da un fato di dolore Gabriele d’Annunzio il 18 febbraio 1921 fissava la sua dimora sulle rive del lago di Garda nella Villa di Cargnacco. Egli era ancora turbato «per tutto il carico del sacrificio di Fiume» per il sangue italiano versato alla fine della sua impresa (Natale 1920).
D’Annunzio scelse la villa che amici gli proposero nel gennaio 1921, perché aveva le caratteristiche della casa di campagna dove un artista può raccogliere la sua solitudine e lavorare (verde, giardini, silenzio, bella posizione, arredi, libri d’arte). La casa già proprietà del critico d’arte tedesco Enrico Thode (1857-1920) era requisita dal Governo italiano come bene di nemico in guerra. D’Annunzio la ottenne dapprima in affitto, e poi l’acquistò dal Governo italiano, ed in seguito la donò al popolo italiano.
Nel 1923 il primo atto di donazione del Vittoriale al popolo italiano (a rogito del notaio Belpietro, in Brescia, il 22 dicembre 1923).
Il regio decreto 28 maggio 1925 nr. 1050 dichiarava il Vittoriale monumento nazionale e quello del 6 novembre 1930 nr. 1518 rinnovava e consacrava la donazione. Infine il 5 maggio 1937 in Roma veniva costituita la Fondazione del «Vittoriale degli Italiani », con atto consacrato dal regio decreto 17 luglio 1937 nr. 1447, convertito in legge il 27 dicembre 1937. La Fondazione è retta da un Presidente a capo di un Consiglio, entrambi nominati dal Governo italiano.
Il complesso monumentale del Vittoriale degli Italiani nacque a mano a mano che D’Annunzio ne ampliava il disegno, con nuove strutture architettoniche, Fin dall’inizio egli affidava il compito all’architetto Gian Carlo Maroni di Riva (1893-1952), che fu altresì il primo Sovrintendente della Fondazione.
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