Le rosse torri di Ivrea. Le «mie prigioni» di un combattente della Resistenza
Autore: Silvio Geuna
Editore: Mursia
Collana: Testimonianze fra cronaca e storia - Resistenza e campi di prigionia
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EDITORE: Mursia
- AUTORE: Silvio Geuna
- ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1996
- COLLANA: Testimonianze fra cronaca e storia - Resistenza e campi di prigionia
Presentazione di Amintore Fanfani.
Pagine 215 - con 9 illustrazioni fuori testo.
Copertina morbida con sovraccoperta.
Libro in più che buone condizioni.
L’autore rivive in questo libro, dopo oltre trent’anni. memorie, vicende e impressioni scritte nel 1944, nelle notti di prigionia in una buia cella del Castello d’Ivrea.
La prefazione è certamente amara: ma, anche se posta all’inizio di avvenimenti vecchi di un terzo di secolo, essa è di oggi, dei nostri giorni, e tradisce delusione e sconforto per un mondo, sognato allora dietro le inferriate galeotte - come l’autore le chiama - e in tanta parte non realizzatosi nella realtà presente.
Il diario, nel suo contesto però, è vivo, vario: dall’episodio dell’arresto dei membri del I Comitato Militare nel Duomo di Torino, all’interrogatorio in Questura, al periodo di isolamento sotto i tedeschi. fino all’incontro e alla convivenza con i galeotti comuni, e anche alla rocambolesca evasione, è pieno di serenità, di fierezza quasi, per la condanna subita dall’autore per un ideale, e per la figura di lui comandante di una banda partigiana, sui monti.
La narrazione è permeata di humour, in tanti episodi di ogni giorno, nella stagnante vita ergastolana. Altre volte divaga in ricordi, ricchi di poesia, anche sentimentali, dell’infanzia, della prima giovinezza, della vita con le stellette, o ci presenta il detenuto che si ripiega in se stesso e fa della sua solitudine e di una profonda spiritualità interiore le ragioni per accettare la prova.
Sono pagine che svelano il temperamento dell’autore, impulsivo, combattivo, che non accetta violenze, ma che mostrano anche la sua capacità di comprendere gli altri, di amarli quanto più disgraziati o anche colpevoli.
É insomma la testimonianza di un uomo che crede e, conseguentemente, pensa che vivere voglia dire «servire».
Silvio Geuna è nato a Chieri (Torino). Laureato in Lettere e Lingue straniere, giornalista, capitano di complemento degli Alpini, è stato un esponente della Resistenza piemontese e venne condannato all’ergastolo dal Tribunale Speciale fascista nel Processo di Torino il 3 aprile 1944. Deputato all’Assemblea Costituente e alla Camera, è stato consigliere e assessore al Comune di Torino fino al 1975: attualmente si è ritirato dalla vita politica.
Ha meritato la medaglia d’argento al Valor Militare e due croci al Merito di guerra per attività partigiana; è cittadino onorario della città di Torino.
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