Pavolini. L'ultima raffica di Salò - di Arrigo Petacco
Pavolini. L'ultima raffica di Salò - di Arrigo Petacco
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Dettagli prodotto :
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EDITORE: Mondadori
- AUTORE: Arrigo Petacco
- ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1982
- COLLANA: Le Scie
1^ edizione ottobre 1982.
Pagine 257 - con 8 pagine di fotografie in bianco e nero fuori testo.
Copertina rigida con sovraccoperta.
Libro in buone condizioni.
Due lauree, figlio di uno studioso di fama mondiale, scrittore raffinato egli stesso, Alessandro Pavolini fu per un verso il rappresentante dell’ «altra anima», quella intellettuale del fascismo, Ma fu anche campione dell’anima più cupamente violenta: squadrista ad appena 17 anni, mitragliatore di abissini indifesi durante la guerra d’Etiopia, infine sanguinario capo del Partito fascista repubblicano durante l’avventura di Salò e - con Mussolini - vero responsabile della guerra civile in Italia: le stesse SS raccapricciavano per le atrocità commesse dalle sue Brigate nere.
In queste due anime di Pavolini - solo apparentemente contraddittorie - è la sintesi dell’intero movimento fascista, sempre in bilico tra aspirazioni rivoluzionarie e la più bieca reazione, tra il culto dello «stile» e quello dell’azione. Petacco, in una narrazione documentata e scioltissima, coglie perfettamente quella che definisce la doppia personalità di Pavolini: l’inventore dei Littoriali e di molte iniziative culturali ancora vive a Firenze sarà anche il ministro della Cultura Popolare negli anni più repressivi e ottusi; l’acerrimo sostenitore della razionalista e bellissima stazione di Firenze - avversata da tutti i fascisti tradizionali - sarà anche il più intransigente difensore dell’ortodossia fascista.
Così, nel ’43, Pavolini approda all’ultima carica, quella che lo porterà a essere « l’uomo più odiato d’Italia insieme a Mussolini »; Mussolini stesso, anzi, lo temeva per il suo fanatismo, il suo rigore ideologico, il suo disprezzo per i compromessi. È probabile infatti che il duce soffrisse di un vero complesso di colpa e quasi di inferiorità nei confronti di quell’uomo che, al tramonto del regime, incarnava il fascismo più estremo e disperato. Proprio in omaggio a questa intransigenza, Pavolini fu il più tenace assertore della fucilazione del suo amico e protettore Galeazzo Ciano, altro capitolo di una tragedia che tende al romanzesco. (Né del resto manca, in questa storia, il grande amore, quello con Doris Duranti, una delle attrici più celebrate dell’epoca.) Né poteva mancare infine la «bella morte», il gran finale con il quale Pavolini voleva chiudere, letterariamente, la sua vita: fu l’unico fra i grandi gerarchi fascisti a venire catturato con le armi in pugno. Ma la storia di Pavolini forse non finì con la sua morte.
Petacco non tralascia di rilevare come l’intelligente ultimo segretario di partito abbia pensato anche al « dopo », alla resurrezione del fascismo sconfitto, alle « uova di drago » da disseminare per l’Italia e dalle quali - attraverso organizzazioni terroristiche e un nuovo partito - avrebbe dovuto risorgere il fascismo. È una storia di cui finora ci si è occupati troppo poco.
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