Scritti sull’arte - di Paul Valery - Guanda
Scritti sull’arte - di Paul Valery - Guanda
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Dettagli prodotto :
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EDITORE: Guanda
- AUTORE: Paul Valery
- ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1984
- COLLANA: Testi e documenti della fenice
Pagine 187 - copertina morbida con risvolti (con lievi segni d’uso e piccola abrasione al piatto al bordo destro).
Libro in buone condizioni.
Scritti sull’arte raccoglie una serie di testi degli anni Venti e Trenta. Valéry li scrisse tutti, o quasi, in ubbidienza all’occasione che di volta in volta si presentava: prefazioni, aperture di cataloghi, conferenze. Pure, in essi non v’è nulla di occasionale. Al contrario, a lettura finita, ci si accorge con senso di meraviglia come ogni pagina si raccolga intorno allo stesso nucleo e dimostri una coerenza all’insieme. D’altra parte Valéry, proprio perché fu il discepolo più geniale di Mallarmé, contraddisse la regola aurea del suo maestro: è vero che tutto concorre, o deve concorrere a un Libro unico, ma è anche vero che soltanto l’arbitrio è in grado di veramente «rispondere alla necessità».
L’eresia di Valéry consiste dunque in una originale soluzione del rapporto tra caso e necessità; nella ricerca, miracolosamente in equilibrio tra sensualità e concettualizzazione, di una regola che si sposta continuamente in avanti: che cosa distingue l’arte dalla scienza se non il fatto che l’arte è sempre perfettibile, sempre in grado di allontanare da sé il limite della propria forma? Non a caso, in questa religione che vuole trasformare l’occasione in un progetto, «arte» acquista una connotazione più ampia del previsto: non solo arte come la intendiamo oggi, arte come pittura, scultura, o architettura; ma anche «arte minore», le arti del fuoco, le arti tipografiche, il ricamo, la danza, la dizione di un testo poetico...
Alla fine, il risultato è un paradosso. Degas può essere assunto come artista sommo della visione (per Valéry) in ragione del suo essere stato, baudelairianamente, un «pittore della vita moderna», e quasi un giornalista, un uomo tutto abbandonato al senso dell’effimero e dell’irripetibile. Però, in questi Scritti sull’arte il culto stesso dell’oggetto, del suo statuto di cosa, è una garanzia contro le devastazioni dello spirito, la sua volatilità, la sua leggerezza. Lo spirito, se non si ancora nella forma e nella pesantezza, si limita ad esibire il furore iconoclasta, il nuovo - laddove, per il classicista Valéry, arte equivale ancora ad artigianato e il valore di ogni opera alla sua legge.
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