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Una vampata di rossore - di Domenico Rea

Una vampata di rossore - di Domenico Rea

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Dettagli prodotto :

  • EDITORE: Mondadori Oscar
  • AUTORE: Domenico Rea
  • ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1977
  • COLLANA: Gli Oscar

1^ edizione nella Collana.
Pagine 154 - copertina morbida.
Libro in più che buone condizioni.

Una vampata di rossore è il primo romanzo di Rea. Un romanzo che, pur svolgendosi idealmente lungo un grande arco temporale, si snoda e culmina nel giro di pochi giorni. La malattia di Rita, levatrice, seconda moglie di Assuero, oculato amministratore (fino al calcolo meschino, allo sfruttamento) del suo podismo ostetrico nel piccolo paese meridionale (Nofi, in Campania, un nome inventato da Rea sulla mappa personale di una attendibile geografia di luoghi, sentimenti, autobiografia), è un cancro che le divora i visceri e la tiene a letto da sessantotto giorni. Però la malattia, che si diffonde nel romanzo mimando la sua ramificazione nel corpo putrescente della donna, non è soltanto questa, vissuta con una materialità rabelaisiana inconsueta nella letteratura italiana. Anche Assuero è malato, la sua malattia è il denaro: l’ossessione dei soldi ne corrode la vitalità di parvenu provinciale che nella moglie - un bel partito, come la prima da lui sposata, anche lei ostetrica, e poi morta - vede non solo affetto ma anche la sistemazione economica. Assuero vuole liberarsi per sempre dagli affanni di una miseria endemica, un incubo che l’accompagna dall’infanzia. In questo intreccio di malattie prendono forma il simbolo marxiano della merce e il simbolo ancestrale - l’insicurezza - della condizione meridionale. Che altro sono le nascite a Nofi se non una merce che si trasforma in denaro per il benessere, la tranquillità, le aspirazioni piccolo-borghesi dell’ex carabiniere Assuero, consapevole che « la ricchezza, via, è stata sempre al di sopra della Legge? ». I visitatori che vanno a consolare l’inferma e l’angosciato Assuero, quel coro che Rea porta nella stanza dove giace l’ostetrica, espressione delle voci del paese, così recita: « Vi alzerete e andrete meglio di prima, galoppando di porta in porta, a portar vita e a prendere milioni! Mestiere d’oro! Mestiere bello! Bambini e oro! » Tutto ruota intorno all’ossessione del denaro: anche la vampata di rossore, indizio della vergogna che coglie una volta Assuero accanto al letto della moglie. Infatti egli rifiuta fino all’ultimo di capire la gravità della malattia, e ricorre a ingenui esorcismi alimentari, tipici di chi vede nel cibo - atteggiamento molto meridionale - la sanità e la ricchezza: se si mangia, si sta bene; mangiare è grazia di Dio, e così via...

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